Cenni di storia di San Biagio

Cenni di storia di San Biagio

wpd8e2263d_05_06Il complesso di edifici in esame composto dalla Chiesa parrocchiale, dedicata a San Biagio Vescovo e Martire, dalla canonica e da alcuni fabbricati disposti intorno ad una corte, per l’esattezza, la casa del sagrestano, la stalla con annesso fienile, la casella e il porcile e pollaio con il forno.

La Chiesa presenta il fronte principale verso il fiume Reno. é a navata unica con cinque cappelle laterali. La facciata si articola, nella parte centrale, su due ordini ed è percorsa, in verticale, da lesene e, in orizzontale, da cornici, tutte diversificate cromaticamente rispetto alla superficie muraria. Le due estremità laterali del piano inferiore, corrispondenti alle cappelle, sono raccordate al corpo centrale da porzioni murarie dal profilo curvilineo, concluse, ai lati, da pinnacoli. Il coronamento è a timpano triangolare, al centro del quale si apre un oculo circolare.L’elegante campanile, sul lato nord della chiesa,è caratterizzato dal paramento murario in mattoni faccia a vista con copertura a cono allungato. Addossata all’abside, si trova la Canonica, edificio dall’impianto planimetrico rettangolare a due piani fuori terra. Il fronte principale, orientato ad est, si affaccia sull’area cortiliva, su cui prospetta anche il piccolo fabbricato adibito ad abitazione del sagrestano. L’ingresso decentrato alla Canonica immette in un’ampia sala che distribuisce gli ambienti del pianterreno mentre la scala sulla destra conduce al piano primo, con un corridoio centrale su cui si affacciano le camere. Le strutture murarie verticali sono in mattoni con finitura ad intonaco, mentre le orizzontali sono in legno e la copertura a padiglione. L’edificio destinato ad abitazione del Sagrestano è costituito da quattro ambienti distribuiti su due piani. La stalla-fienile con rimessa per i veicoli e magazzino annessi, leggermente arretrata e separata dagli altri edifici, ha un impianto planimetrico pressoché quadrangolare, con copertura a quattro falde. Il fabbricato rispecchia tipologie simili a quellewpb38e5519_05_06 ricorrenti nell’area bolognese, nel porticato a doppia altezza, per esempio, ma, allo stato attuale,è parzialmente crollato.

Relazione Storico-Artistica

Fino alla fine del XV secolo, la parrocchia era denominata aneto, Canetolo o Canitulo, per i folti canneti che si trovavano in prossimità del fiume Reno. Adelasia, figlia di Pizzolo di Rolandini de’ Romanzi, fa costruire la chiesa, dedicandola a Santa Maria di Bonconvento de Terra Canetolo. Questa è, poi, ceduta ai figli di Guido Boatieri il 21 Maggio 1333. Alla metà del Quattrocento, la Parrocchia è sottomessa al Plebanato Persicetano ed i parrocchiani hanno il diritto di presentare al Vescovo il loro Rettore. In seguito alla riforma dei Plebanati, ordinata dal vescovo di Bologna, cardinale Gabriele Paleotti, la chiesa di Bonconvento, passa, per breve tempo, fino a 1570, al Plebanato di Città, nella divisione del Quartiere di Porta Stiera. Il primitivo impianto è molto semplice, a capanna, con tre altari all’interno, di cui quello principale è dedicato a San Biagio e quelli laterali alla Madonna del Rosario e a Santa Lucia. La Chiesa, in seguito, versa in pessimo stato di conservazione e, nel 1766, il parroco, il bolognese don Domenico Borgia, ottiene una pensione di 150 Lire sopra le rendite della chiesa parrocchiale di Cazzano, per la durata di venti anni, necessaria per finanziare i lavori di restauro. Grazie anche alle elargizioni dei parrocchiani e di altri benefattori, nel 1786, iniziano i lavori di ricostruzione dell’edificio sacro che s’ispira all’impianto della chiesa di Casadio: si aggiungono due altari, dedicati al Santissimo Crocifisso e a San Giuseppe, e s’innalza la nuova torre campanaria ornata di orologio, s’incarica il pittore Magnoni della decorazione pittorica, e si ricostruisce il fonte battesimale, visto che quello preesistente, voluto dal Card. Paleotti, era in pessime condizioni. Nel 1802 muore don Domenico Borgia ma il suo successore, don Giovanni Nasci di Granaglione, prosegue i lavori, ordinando la costruzione della volta e d ultimando gli altari laterali, corredando quello dedicato ai SS. Fabiano, Sebastiano e Lucia, con un dipinto di Filippo Gargalli (1750 -1835), autore insieme alla figlia Carlotta, delle Quattordici stazioni della Via Crucis. Nel 1837, la chiesa è dotata di un organo, realizzato da Alessio Verati, attivo in Emilia-Romagna nel secolo XIX (San Paolo Maggiore a Bologna e Chiesa del Rosario a Cento). 

Don Francesco Antonio Magnani, in ricordo dei predecessori, dedica l’iscrizione sul portale maggiore della chiesa:

TEMPLUM HOC

IN HONOR. BLASII. SANCTI

A DOMINICO BORGIA CUR. INCHOATUM

IOAN, NASCIUS CURIO. ET IPSE

PERFECIT

FORNICE IMPOSITO ARIS ERECTIS.

A. MDCCCXIII

Nel 1844, i marchesi Campon di Modena, eredi dell’antica famiglia dei Canetoli, proprietari dei beni di Bonconvento, provvedono alla sistemazione della strada di accesso alla parrocchia.

Gli edifici, adibiti ad uso residenziale e per le attività agricole rispecchiano, per tecniche costruttive e materiali impiegati, tipologie simili a quelle ricorrenti nell’area bolognese.

L’articolato complesso in esame, strettamente connesso alle vicende secolari del territorio di Sala Bolognese, presenta i requisiti d’interesse storico-architettonico.

Dal perimetro della tutela può essere escluso il mapp. 10 del TF.45, corrispondente alla stalla- fienile, parzialmente crollata.

Si segnala all’Amministrazione Comunale che l’edificio in oggetto può essere salvaguardato il base alla L.378/2003 e al D.M. 6/10/2005.